Turismo: a ottobre una “settimana d’oro” con i turisti cinesi

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Turismo: a ottobre una “settimana d’oro” con i turisti cinesi

C’è chi l’ha già soprannominata la “settimana d’oro”. Sono i sette giorni di vacanza che i cinesi si concedono in occasione della Festa Nazionale – ricorre il 1 ottobre – e che sempre più spesso scelgono di trascorrere in Europa. Le mete più desiderate? In ordine strettamente alfabetico: Francia, Italia e Svizzera. Una “settimana d’oro”, dicevamo, perché durante le proprie vacanze i cinesi non solo viaggiano, ma sono soliti compiere acquisti, più di ogni altro turista. Dalle ricerche di Global Blu emerge infatti che ben 8 cinesi su 10 programmano di fare shopping in vacanza e di destinarvi in media un budget pari a 3.500 euro.

Una vera e propria “mania” quello dello shopping all’estero che ha portato anche al fenomeno dei Dai Gou, ovvero di utenti che acquistano all’estero sfruttando la differenza di prezzo e si fanno rimborsare immediatamente dai propri contatti tramite la funzione “wallet” di WeChat. Il meccanismo è semplice: entrano in un negozio, fanno foto, le condividono, utenti in Cina mandano soldi direttamente via App e i Dai Gou comprano e spediscono. I prodotti più ricercati? Quelli del settore lusso, uno degli assi portanti del Made in Italy: sono ben il 35% delle vendite complessive nelle aree “tax free”, in accordo al report “Globetrotting Shopper” del gruppo HSBC.

Che il turismo cinese rappresenti una grande opportunità lo dicono i numeri: nel 2015 sono stati ben 12,5 i milioni di turisti cinesi che sono venuti in Europa e le previsioni per il 2016 dell’European Travel Commission parlano di una crescita del 7,4%, ovvero un milione di visitatori in più rispetto l’anno precedente. Una grande opportunità specialmente per l’Italia, come ha sottolineato in recenti interviste Evelina Christillin, presidente di ENIT, l’agenzia nazionale del turismo: “un cinese su due ambisce a vedere, prima di ogni altro Paese, l’Italia perché rappresenta una meta ricca di fascino e appeal, come testimonia il flusso crescente di ospiti che ogni anno fanno tappa nelle città d’arte e si lasciano coinvolgere dall’Italian way of life, dai prodotti dell’alta moda, dall’eccellenza e dal gusto del bello che permeano l’esperienza del viaggio nelle nostre Regioni”.

gucci_turismo_shoppingInteressante è sottolineare come negli ultimi anni si è assistito a un cambio delle abitudini dei turisti cinesi nella programmazione dei loro viaggi: se in passato si affidavano quasi esclusivamente ai pacchetti proposti dai tour operator, nel 2015 ben 6 cinesi su 10 hanno scelto di organizzarsi autonomamente la vacanza. Giusto per dare qualche numero, dei 120 milioni di turisti cinesi che nel 2015 hanno fatto un viaggio all’estero (il 12% in più rispetto al 2014), 80 milioni sono stati viaggiatori “free and indipendent travelling”. Un’ulteriore opportunità per tutte le strutture ricettive e turistiche che possono trarre vantaggio da una propria promozione direttamente in Cina. Ma come raggiungere i turisti cinesi?

Con un cinese su due (in pratica oltre 700 milioni di persone) che naviga, si informa, chatta e finalizza acquisti online, il modo più efficace per raggiungere possibili clienti cinesi è attuare una corretta strategia di comunicazione e marketing digitale. A cominciare dai giusti canali … travel app come TripAdvisor, Booking, Trivago e Last Minute (giusto per citare alcune delle più popolari) in Cina lasciano il posto a piattaforme locali come Qunar, Ctrip, LY, eLong, Daodao e TaoBao Trip (Alibaba group). Tutte applicazioni che forniscono servizi per informarsi, leggere recensioni, comparare prezzi e prenotare con un semplice click. Senza dimenticare, poi, che Facebook e Google sono bannati: in Cina il motore di ricerca di riferimento è Baidu e i social network più diffusi sono Weibo e WeChat.

Ricordiamo però che utilizzare i giusti canali digitali non è sufficiente. Una campagna di comunicazione realmente efficace non può trascurare quello che è l’aspetto culturale: creare un proprio sito o una pagina in cinese non basta, bisogna veicolare un messaggio adatto alla realtà locale, che tenga in considerazione i diversi gusti dei cinesi (come stile e colori per esempio) e il loro modo di approcciarsi alle informazioni.

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