Vendere su Taobao, un giorno online vale più di un mese offline

Questa settimana condividiamo un articolo molto interessante della brava Letizia Coccia di CinaForum.net.

Vendere su Taobao, un giorno online vale più di un mese offline, ovvero le potenzialita’ del mercato online cinese.

ecommerce cina

Tmall Taobao, costole B2C e C2C del gruppo Alibaba (recentemente quotato a Wall Street con la IPO più grande della storia), rappresentano per le merci straniere degli ottimi canali di accesso al mercato cinese.

Insieme vendono 50 mila prodotti al minuto e fatturano più di 250 milioni di euro ogni giorno, arrivando a coprire una quota di mercato pari all’80%.

Questa settimana condividiamo un articolo molto interessante della brava Letizia Coccia di CinaForum.net.

Vendere su Taobao, un giorno online vale più di un mese offline, ovvero le potenzialita’ del mercato online cinese.

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Tmall Taobao, costole B2C e C2C del gruppo Alibaba (recentemente quotato a Wall Street con la IPO più grande della storia), rappresentano per le merci straniere degli ottimi canali di accesso al mercato cinese.

Insieme vendono 50 mila prodotti al minuto e fatturano più di 250 milioni di euro ogni giorno, arrivando a coprire una quota di mercato pari all’80%.

 

 

federicaguidijackma

Il Ministro Federica Guidi con Jack Ma

 

 

Durante la sua visita in Cina del giugno scorso, il Ministro dello Sviluppo Federica Guidi, in presenza del Premier Matteo Renzi, ha stretto con un accordo strategico con Jack Ma, fondatore di Alibaba, per vendere sul portale i prodotti italiani.

 

La data del primo vero test è fissata per l’11 novembre, che per i cinesi corrisponde alla festa dei single: una sorta di San Valentino alla rovescia in cui le vendite sul web, da tre anni a questa parte, raggiungono il picco annuale (leggi QUI per approfondire). Per quell’occasione, sul sito,verrà allestita un’intera area dedicata ai prodotti italiani.

 

 

 

Boom sul web per i prodotti di Estée Lauder (leggi QUI per approfondire) e Zara.

In attesa di questa fatidica data per lo sbarco del made in Italy sul pianeta dell’e-commerce cinese, casi di successo riportati da noti brand occidentali stanno facendo il giro della rete. ll 21 maggio 2014 Estée Lauder ha lanciato la sua piattaforma ufficiale e-commerce per la Cina su Tmall. Nella prima giornata di apertura, le sue vendite hanno raggiunto 3 milioni di yuan (circa 480 mila dollari). Il China Internet Watch riporta che – secondo dati trapelati da Weibo -, il negozio online di Estée Lauder ha visto ben 7.941 transazioni nel solo giorno del suo lancio, con un acquisto medio per cliente di 54 dollari. Estée Lauder conta circa 170 negozi in tutta la Cina, con 480 milioni di dollari di fatturato annuo ed una media di 7800 dollari di vendite giornaliere per negozio ma un solo giorno di vendita su Tmall è valso più di un intero mese di vendite di un negozio offline.

Ma questo mese anche Zara si prepara a rafforzare in Cina le vendite online. Il marchio spagnolo infatti aprirà un negozio online su Tmall. Il gruppo Inditex (proprietario di vari marchi tra cui Zara, Bershka e MassimoDutti) è già presente in Cina con oltre 450 negozi e con il sito Zara.cn, nato pochi anni fa, che continuerà ad esistere pur non rientrando neanche tra le 10 mila destinazioni web più popolari in Cina, mentre lo store su Tmall è già la settimo posto, secondo i dati di Alexa riportati da Bloomberg. Jamie Merriman, analista di Sanford C. Bernstein & Co ha spiegato che «i retailer, per il lancio dell’e-commerce in Cina, stanno scegliendo Tmall per l’ampiezza del suo pubblico. Non è tanto una questione di redditività, si tratta piuttosto della possibilità di espandere la propria quota di mercato».

tmall

Come essere presenti su Taobao, Tmall e Tmall international

Ma come si fa ad aprire un negozio su Taobao e Tmall? Per vendere in Cina tramite Taobao non è necessario essere una società iscritta al registro delle attività commerciali cinesi. Ma, anche se spesso si legge che chiunque (imprese cinesi, brand stranieri, singoli privati) può aprire un canale di vendita online, le cose non stanno esattamente così: per aprire uno store su Taobao bisogna essere un venditore certificato e possedere un account Alipay (il sistema di e-payment creato da Alibaba) il quale richiede a sua volta un conto bancario cinese o la residenza in Cina. Anche per acquistare su Taobao bisogna avere un conto cinese, per questo molti stranieri si rivolgono ai Taobao agent, cinesi o stranieri residenti in Cina che si occupano di acquistare sull’e-commerce per conto dei loro clienti (attualmente per lo più giapponesi).

 

Vendere su Tmall è consentito solo alle aziende presenti in Cina da più di tre anni. Attualmente Tmall ospita oltre 100 mila marchi come Nike, Burberry e Gap e ha diritto dallo 0,5% al 5% delle vendite effettuate da questi brand sulla sua piattaforma. Per vendere su Tmall occorre possedere una società locale (WFOE), entrare in una joint venture con un’azienda cinese o lavorare con un provider terzo che abbia una presenza in loco. Inoltre, è necessario essere in grado di dimostrare di avere i diritti legali per vendere una determinata tipologia di prodotti. Proprio per la richiesta di queste garanzie Tmall gode di maggiore affidabilità rispetto a Taobao. Gli store sono di tre tipolgie: Flagship Store, solo per i brand con marchio registrato (o ® o ™);Authorized Store per i venditori con diritto di distribuzione in Greater China; “Monopolized” Store per i venditori con uno o più brand che rientrano in una delle categorie che consentono questo tipo di negozio. Ogni commerciante può avere un solo negozio “monopolio” per categoria di prodotto.

 

Per le aziende localizzate oltre i confini della Cina, da circa un anno è possibile vendere su Tmall Global, portale che permette di raggiungere dall’estero milioni di consumatori cinesi. Gli ordini possono essere evasi e spediti dal di fuori della Cina ed i pagamenti dei clienti vengono regolati nella valuta del paese d’origine (USD, EUR, JPY, ecc). Le aziende sono tenute a fornire un accordo di restituzione dei prodotti con sede in Cina e un servizio di assistenza clienti in lingua cinese. La registrazione richiede un deposito cauzionale di 25 mila dollari e ci possono essere costi aggiuntivi che variano da 5 mila ai 10 mila dollari a seconda del settore.

Ad esempio, i venditori che forniscono prodotti alimentari per la salute e integratori pagano 5 mila dollari l’anno, mentre quelli che vendono abbigliamento per bambini pagano 10 mila dollari. Per sapere in quale fascia si collocano determinati prodotti bisogna controllare la tabella delle commissioni su Taobao Global. A tali costi si aggiunge una commissione dell’1% su ogni singola transazione applicata da Alipay.

 

È evidente che l’idea del guadagno facile su Taobao e Tmall potrebbe essere delusa se l’impresa non è supportata dalla chiara previsione dei costi di spedizione, dalla conoscenza del sistema di distribuzione cinese e da un buon supporto linguistico. «Negli affari le cose migliori da fare sono le cose semplici, ma farle è sempre molto difficile» ha detto una volta Warren Buffet. Per questo è meglio affidarsi ai professionisti dell’e-commerce cinese.

 

Letizia Coccia di CinaForum.net

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