Vino in Cina: un’opportunità da cogliere al volo.

Mai come in questo periodo il vino è tanto di attualità: se nelle campagne italiane è iniziata la vendemmia, in Cina si parla di come incentivare l’esportazione e la diffusione dei vini e liquori italiani.

In occasione del G20 di Hangzhou, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha di nuovo incontrato Jack Ma (nella foto in alto a destra), fondatore del Gruppo Alibaba, il principale colosso ecommerce cinese, con oltre 400 milioni di utenti registrati e 120 milioni di click online, che include il portale Taobao, simile al nostro eBay, e Tmall, un vero e proprio shop online dove le aziende possono creare e gestire il proprio “flagship store”.

Un incontro che segue quello avvenuto allo scorso Vinitaly, durante il quale Mr. Ma aveva annunciato per il 9 settembre l’istituzione del 9.9 Global Wine & Spirits Festival, un “wine day” che vedrà la promozione di oltre 100.000 vini e liquori da 50 differenti Paesi (Italia compresa) su Tmall. Una data non casuale dato che il numero 9 in cinese si legge “jiu”, esattamente come la parola vino. L’idea di istituire una giornata di shopping online dedicata interamente a vino e liquori la dice lunga sulle previsioni di diffusione di questi prodotti in Cina.

Per quanto sia difficile avere delle stime sui consumi di vino e liquori, si calcola che in Cina ci siano 150 milioni di persone potenziali clienti: Tmall stima di raggiungere 100 milioni di utenti nella sola giornata del 9 settembre. Stando ai dati raccolti da “Wine Intelligence”, una società d’indagine inglese, nel 2015 sono stati ben 48 milioni i cinesi che hanno bevuto regolarmente del vino di importazione, il 26% in più rispetto ai 38 milioni del 2014. Nel 2010, quando Wine Intelligence ha iniziato a fare le sue indagini, i cinesi che bevevano vino importato erano “solo” 10 milioni.

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La pagina iniziale di Tmall dove si annuncia per il 9 settembre 9.9 Global Wine & Spirits Festival

Diversamente da quanto ci si potrebbe aspettare, i vini italiani sono però ancora poco conosciuti e non facilmente ritrovabili in Cina. La penetrazione dei prodotti italiani nel mercato dei vini e liquori è solo del 5%.

La Francia fa da indiscussa leader ma anche Spagna, Cile ed Australia sono più presenti del nostro vino.

Un dato che viene collegato, nel Wine Monitor Report di Nomisma,  alla composizione del nostro settore, composto per l’85% da aziende che producono meno di 10.000 bottiglie l’anno, piccole realtà, per lo più a conduzione famigliare, che incontrano grandi difficoltà ad affrontare da sole un mercato complesso e altamente competitivo come quello cinese. Un mercato che oggi per le aziende italiane vale solo 87 milioni di euro su 5,4 miliardi di euro complessivi fatturati nel 2015 dall’export in vino e liquori. Un dato marginale, se paragonato a quello delle aziende vinicole francesi che l’anno scorso in Cina hanno fatturato ben 814 milioni di euro…

Con la previsione che la Cina diventi un mercato da 8 miliardi di euro entro il 2018 nel settore del vino e dei liquori, è chiaro che per le aziende vinicole italiane c’è darsi da fare per  cogliere una grande opportunità di sviluppare business concreto. Come aveva dichiarato lo stesso Mr Ma durante Vinitaly, “i cinesi amano i prodotti italiani per la loro qualità. Ma le aziende devono sfruttare le potenzialità di internet. Noi non possiamo portare tutti i cinesi in Italia, ma possiamo portare a loro l’Italia”. Il messaggio è chiaro: puntare su piattaforme ecommerce e, in generale, sul web.

Raccontarsi per farsi conoscere.

Ricordiamo che in Cina ci sono oltre 700 milioni di utenti che regolarmente accedono a internet per informarsi, confrontare, chattare e fare acquisti.

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Un estratto della pagina su Tmall del Gruppo Mezzocorona

Diverse sono le aziende italiane che si stanno espandendo sul mercato cinese. E’ il caso per esempio del Gruppo Mezzacorona, che ha lanciato a giugno il suo “flagship store” su Tmall, andando ad aggiungersi ad altre rinomate aziende italiane come Ferrero, Maserati, Pirelli e Tod’s per citare dei nomi.

Dopo essere entrato nel mercato cinese attraverso la classica rete di distribuzione che per un’azienda vinicola passa per enoteche, ristoranti e alberghi, il Gruppo Mezzacorona ha scelto di affidarsi all’ecommerce. Come ha evidenziato in recenti interviste Nick He, country manager dell’azienda trentina in Cina, questa strategia permetterà di raggiungere facilmente potenziali clienti nelle città di seconda e terza fascia, difficilmente raggiungibili diversamente ma dove risiedono le nuove frontiere delle opportunità in Cina.

Grazie al web il Gruppo Mezzacorona non punta solo a vendere i prodotti delle sue Cantine, ma anche promuovere e far conoscere i prodotti, valorizzandoli e rafforzando il posizionamento: per esempio, verranno organizzati una serie di live-streaming dalle Cantine in Italia per mostrare come viene prodotta la grappa e il vino, saranno poi diffusi dei suggerimenti per indicare come gustare al meglio i diversi prodotti e data la possibilità agli utenti di interagire facendo delle domande durante i live-streaming.

Altro bel caso italiano da seguire è quello dell’azienda veronese “La Collina dei Ciliegi“. Selezionata dalla Fondazione Italia Cina come caso imprenditoriale di successo (Qui il Link) l’azienda capitanata da Massimo Gianolli si è saputo posizionare sul mercato del vino in Cina combinando in maniera sinergica le azioni con istituzioni e organismi nazionali come appunto la Fondazione Italia Cina, azioni di co-branding con marchi italiani prestigiosi e conosciuti (AC Milan, Brioni, Tod’s, Max Mara) e comunicando in maniera allineata sul social media Wechat rafforzando l’immagine e il supporto locale.

Rapporto 2016 Fondazione Italia Cina: presentazione La Collina dei Ciliegi

Rapporto 2016 Fondazione Italia Cina: presentazione La Collina dei Ciliegi

 

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