Nonostante le relazioni tra Italia e Federazione scontino ancora gli effetti della crisi economico-finanziaria che ha colpito Mosca nel 2014-2015, i rapporti sono in ripresa. La svalutazione del rublo e il conseguente irrigidimento degli scambi commerciali non ha impedito che i due Paesi stringessero degli accordi privilegiati nell’import-export

Quindi state tranquilli, questo dato non dovrebbe allarmare le aziende intenzionate a fare affari con il mercato locale. Infatti, l’Italia rimane comunque il quinto fornitore al mondo della Russia. Di conseguenza, sebbene vi siano alcuni settori colpiti maggiormente dalla stretta – l’agroalimentare e le materie prime – le opportunità rimangono floride.

 

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L’export in Russia del Made in Italy

L’Italia ad oggi si afferma come il quinto fornitore del Paese, con una quota di mercato del 4,5% dopo Cina, Germania, Stati Uniti e Bielorussia. Il volume del commercio tra i due Paesi nel 2019 è stato di 22,3 miliardi di euro. Il solo export in Russia dall’Italia ha raggiunto gli 8 miliardi. Gli ambiti che trainano maggiormente questo trend sono meccanica, chimica e farmaceutica e moda. Ma non finisce qui. Tra i settori italiani che hanno un consistente giro d’affari nel mercato russo troviamo anche l’arredamento e l’agroalimentare. Sono questi quelli che hanno ottenuto i volumi di vendita maggiori nel 2019:

– Meccanica: 3,2 miliardi

– Chimica e farmaceutica: 1,5 miliardi

– Moda ed accessori: 1,1 miliardi

– Arredamento ed edilizia: 700 milioni

– Agroalimentare e bevande: 700 milioni

Come già accennato, la Russia ha dovuto affrontare negli scorsi anni una grave crisi finanziaria. Nonostante ciò, le cifre sono positive e fanno pensare ad un ritorno a interscambi floridi tra gli Stati. I fattori che hanno influenzato le relazioni commerciali sono: la ripresa economica, l’aumento del prezzo del petrolio, la stabilizzazione del rublo e il processo di industrializzazione della Nazione.

 

Export in Russia: di cosa c’è bisogno

Siete interessati ad esportare, ma non sapete come approcciarvi al mercato locale? Non vi preoccupate, vediamo assieme cosa è necessario per inserire efficacemente il proprio brand nel commercio  con la Russia. Come ben saprete, prima di raggiungere il cliente, è necessario passare attraverso la dogana. Questa richiede una serie di documenti essenziali per entrare nella Federazione:

– Contratto, in cui si definiscono termini di consegna e responsabilità per il trasporto

– Fattura, in cui si inseriscono i prodotti e il loro prezzo, oltre che i termini di pagamento

– Packing list, ovvero una lista della merce spedita con le relative informazioni riguardanti l’imballaggio

– Descrizione tecnica dettagliata della merce e foto dei prodotti allegate

– Certificazione, in quanto alcuni prodotti necessitano di una registrazione obbligatoria una volta entrati in Russia

– Certificato EAC, che determina la conformità della merce

– Dichiarazione di esportazione

– Polizza di carico internazionale CMR

Nonostante ciò, è doveroso ricordarvi che esiste un’altra soluzione più veloce e meno costosa: l’e-commerce cross-border. Inserire i propri prodotti su siti locali che effettuino questa modalità di consegna è una valida alternativa all’export. Scopriamo allora quali sono le opportunità che cela il commercio online nel Paese della Piazza Rossa.

 

La crescita dell’e-commerce

A fronte di tutto ciò, dobbiamo tenere presente che la Russia è un Paese che si sta spostando sempre più verso l’online. E se pensate che la situazione di auto-isolamento da Coronavirus nella Federazione possa ostacolarvi, siete fuori strada. La quarantena e il distanziamento sociale, infatti, hanno provocato una crescita del mercato e-commerce con conseguenti picchi di ordini sui negozi online. Si prevede che il commercio online possa aumentare del 10-15% soltanto nel 2020, con un boom del 170% nei prossimi tre anni. Questo porterà il fatturato annuo, nel 2023, a superare i 46 miliardi di euro. In particolare, tra i settori più apprezzati su Internet troviamo: Fashion & Beauty, Elettronica, Intrattenimento, Apparecchiature, Cibo e Cura della Persona.

 

Export in Russia e-commerce

Previsioni di crescita dal 2014 al 2023; elaborazione dati East Media

 

L’online in Russia offre grandi opportunità ai brand del Made in Italy. Rappresenta, infatti, un canale di distribuzione strategico che permette alle aziende di penetrare il mercato senza dover investire somme spropositate con rischi elevati. Consente, inoltre, di raggiungere milioni di acquirenti dislocati su un territorio immenso – 17.100.000 km² – con 11 fusi orari al suo interno.

 

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Modalità cross-border

In cosa consiste la modalità cross-border? I marketplace russi consentono ai brand stranieri di inserire i propri prodotti sul sito e venderli direttamente alla audience locale. Questo permette quindi alle aziende del Made in Italy di testare la ricezione della propria merce su un nuovo mercato. Un aspetto positivo dell’e-commerce transfrontaliero sono le spedizioni mediamente celeri. Vanno infatti dai 5-7 giorni per Mosca e San Pietroburgo ai 14-30 per le altre città.

Badate bene, però, perché ci sono comunque delle regole da rispettare!

– Non sono necessari i certificati EAC se nell’ordine ci sono meno di dieci pezzi uguali

– Non si devono pagare i dazi doganali a patto che non si superi il limite di 200 euro a spedizione

– Si deve prestare attenzione alle leggi russe sui dati personali, diverse dal conosciuto GDPR europeo

 

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Export in Russia: un’occasione per i brand del Made in Italy

Le cifre parlano da sole e sono in continua crescita. Sia che si parli di vero e proprio export o di commercio elettronico, le aziende italiane non dovrebbero lasciarsi scappare l’opportunità di investire sul mercato locale. I consumatori russi sono sempre più propensi ad acquistare merce proveniente dall’Italia e da Paesi esteri. Le motivazioni che più li spingono sono da ricondurre soprattutto alla maggiore scelta di merce. Ma non è finita qua! Anche la possibilità di comprare prodotti di alta qualità è un pro per gli abitanti della Federazione.

 


 

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Un giornalista con la passione per il marketing. O forse, come sostengono in tanti, un marketer prestato al giornalismo. Punti di vista.